Autobiografia di Jacovitti
La sfortuna non esiste e il caso non può avermi preso di mira. Sono certo che anche tu, come me, abbia un parente o un conoscente che dice banalità a tutto spiano. Esatto. Proprio lui, quello lesto nel sedimentare un’opinione su qualsiasi argomento, dopo aver letto la prima pagina del Giornale o di Libero. I due quotidiani non sono, per questo individuo, l’unico viatico in grado di garantirgli l’accesso al mondo: egli ha anche un televisore (di solito più d’uno) sempre acceso e si ricorda – con completezza straordinaria – la programmazione aggiornata di tutti i maggiori canali (3 mediaset e un paio di rai, completamente indifferente all’estensione di opzioni portata dal digitale terrestre), i nomi le misure e gli amorazzi di tutti i bellimbusti e le veline presenti in palinsesto, e le ultime 24 ore di flusso di parole vuote e brutte immagini.
Non solo egli ha maturato un’opinione su tutto, ma quando, per cose di famiglia (tipicamente cerimonie) te lo trovi accanto, scopri che non vede l’ora di condividere con te la sua opinione. Si esprime per luoghi comuni e perbenismo e dice solo banalità, ma lo fa in un clamoroso impeto di passione, perché sa di essere un eversore. Egli ha capito che le idee degli altri che non riesce a riconoscere come proprie sono il pensiero della maggioranza. Non vede un mondo di individui ma due gruppi distinti di pensiero: da una parte c’è lui e dall’altra la maggioranza sta. E allora fa valere le sue posizioni con la certezza di chi è spalleggiato da tanto pessimo buonsenso veicolato da stampa clandestina e televisione ignota ai più.
E’ uscito, per Stampa alternativa, l’ennesimo volume dedicato all’opera di Jacovitti. Questa volta, il libro è un’autobiografia mai scritta, dedotta da dichiarazioni, interviste, testimonianze dell’autore. Lo sai, Jacovitti era un gigante del disegno e del fumetto e tutte le sue pagine sono belle e comiche. Non raccontava storie che valesse la pena leggere: disegnava pagine sublimi e divertenti. Era un fumettista, insomma. Uno che poteva anche fregarsene delle storie.
Leggere le testimonianze di Jacovitti è doloroso. Quasi mai i nostri amici e parenti nefasti, quelli madidi di qualunquismo perbene, sentono il bisogno di scrivere. Sono molesti solo quando ce li abbiamo accanto al funerale o al ricevimento. E neanche Jacovitti sentiva il bisogno di scrivere le sue opinioni: a lui bastava disegnare come un dio. Ha rilasciato qualche intervista in vita. Non era necessario raccoglierle e sistematizzarle.
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