
Quando parliamo di licenze e brevetti, spesso siamo abituati a immaginare il contesto legislativo statunitense. Gli Stati Uniti godono di una situazione molto favorevole dovuta al fatto che l’intera confederazione risponde a un unico parlamento. In Europa, invece, ogni Paese mantiene le proprie specificità legislative e sono in vigore entrambi i modelli occidentali del diritto (common e civil law). Una frammentazione che rende inevitabile l’adattamento degli standard alle leggi comunitarie e nazionali. Inoltre, la discussione parlamentare sull’aggiornamento del diritto ha ritmi più lenti e non è impositiva su tutto il territorio dell’Unione Europea. Analizzare in dettaglio la situazione non risulterebbe comunque esaustivo.
Un esempio significativo dell’unicità del diritto comunitario è l’esistenza della European Union Public License (EUPL), una modifica europea della GPL che è stata prodotta nel 2007 e aggiornata fino al 2009. L’ultima revisione è considerata di fatto obsoleta e la EUPL è inutilizzabile: volendo essere pignoli, non ha mai avuto un grande successo tra sviluppatori di software e produttori di hardware. Ciò non risolve affatto i problemi d’inconsistenza della GPL nell’interpretazione da parte delle magistrature nazionali e comunitarie in Europa. Per fortuna il dibattito è tutt’altro che accantonato e allo studio ci sono delle soluzioni alternative. Florian Mueller ci aiuta a comprendere sia i benefici, sia i limiti di quanto sta accadendo.
Dobbiamo partire da un presupposto: quali che siano le opinioni politiche di ognuno, il libero mercato non è il migliore dei contesti possibili per l’open source (e tanto meno lo è per il free software). Mueller cerca di spiegare come e perché sia possibile difendere le prerogative dell’iniziativa privata conciliandole con l’abolizione del sistema dei brevetti. Per farlo, parte dalla roadmap stilata in giugno per l’European Interoperability Framework (EIF). Mueller sostiene che i principi dell’EIFv2 siano compatibili con l’EUPL: il problema deriva dal fatto che l’Unione Europea non sembra granché interessata al mantenimento della EUPL come licenza di riferimento, benché quest’ultima garantisca un’apertura anche ai brevetti.
Il discorso è molto complesso, perciò cerchiamo di riassumere i concetti. La EUPL formalmente non è mai stata revocata ed è ancora la licenza più adatta al contesto legislativo europeo. L’ultima revisione, come accennato, risale al 2009 e dovrebbe essere modificata per integrarsi alle disposizioni più recenti dell’Unione Europea. L’Open Source Observatory and Repository, ente che si occupa di mantenere la EUPL, è tuttora finanziato dalla Commissione e potrebbe quindi lavorare alle modifiche necessarie… cui però la Commissione stessa non sembra essere particolarmente interessata. L’impegno profuso da Mueller è volto a convincere i politici europei della validità della attuale EUPLv1.1 in un contesto liberale.
Nel contempo, Mueller è costretto a difenderla dalle accuse di chi per le stesse motivazioni la ritiene inadatta alla tutela del software libero. La chiave di volta è sia il problema, sia la soluzione dell’impasse. L’Europa sostiene i principi del Fair, Reasonable And Non-Discriminatory Terms (FRAND): essi concedono pure l’estensione del concetto di brevettabilità alla proprietà intellettuale, cioè tutto ciò contro cui il FLOSS tradizionalmente si batte. Mueller vorrebbe trovare un compromesso, che identifica nella EUPL, perché FRAND e FLOSS possano «incontrarsi a metà strada». Per molti è impossibile conciliare i brevetti all’open source, tanto meno al software libero. La posizione di Mueller non è certo delle più semplici.
Per capire la differenza tra FRAND e FLOSS, Mueller cita gli esempi di MP3 e 3G: il formato MP3 (come i video del consorzio MPEG-LA) può richiedere il pagamento di royalty, ma in sé è utilizzabile liberamente da chiunque. Il protocollo 3G è simile, perché costituisce uno standard internazionale e non è completamente libero. È arduo stabilire quanto il FRAND noccia al FLOSS e quanto, invece, giovi all’antitrust. E, ancora, è difficile quantificare il livello di priorità della lotta all’antitrust in relazione alla difesa delle prerogative del software libero. Mueller è convinto di riuscire a trovare il giusto connubio tra le parti: per il momento, l’unica certezza è che le istituzioni europee sono più interessate alla tutela del free trade.
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Nell’Unione Europea la libertà del software si gioca tra FRAND e FLOSS é stato pubblicato su ossblog alle 17:00 di domenica 31 ottobre 2010.
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